MDD marinella da dublino

asimmetrico resoconto della realta' vista con gli occhi neri in un paese dagli occhi chiari.

Amori e Dissapori

Odio: le cose viscide. e le persone viscide.
Amo: rompere la crosta di caramello della crème brûlée con il cucchiaino
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La mia musica: U2 - Luke Kelly - Paddy Casey - Eva Cassidy - Damien Rice
I miei libri: Harold & Maude - Martiri per l'Irlanda - Trainspotting - Nero Wolfe (qualunque cosa)

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The greatest thing that you can learn is just to love and be loved in return.

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martedì, maggio 30, 2006

NEWS

1. Chi ben comincia è a metà dell'opera: benvenuta Claudia! :)
2. La matrofamiglia è venuta a trovarmi, Elisa ha assaggiato la sua prima aragosta. Quella che ho mangiato io era semplicemente spettacolare!
3. Domani parto per New York. Da sola. E' una lunga storia e non nego che mi faccia un po' paura. Speriamo bene. Se non altro ho prenotato la prima notte. brrr.
postato da: sfigablog alle ore 23:55 | link | commenti
categorie: essere donna oggi, news inutili
mercoledì, maggio 24, 2006

Milano, interno. Pomeriggio.
Il pomeriggio e' pieno di sole, la casa dei nonni e' sempre stata abbastanza buia. Avara di finestre da un lato, coperta da un albero dall'altro. Un muro tra i due lati. La nonna mi dice "marinella, corri, vai dal nonno che e' appena uscito, ha dimenticato questacosa." Corro, bimba tra i 7 e i dieci anni. Apro la porta. la luce del pomeriggio estivo mi inonda gli occhi, nei pochi secondi che mi occorrono per riprendere il fuoco guardo a sinistra e a destra e lo vedo li', un piccolo uomo dal passo velocissimo che e' gia' lontano. Corro per raggiungerlo e le mie gambe piccole inseguono lui che, alto poco piu' di me, ha quella marcia in piu' di chi nella vita ha camminato sempre.

Roma, stazione, dopo la seconda guerra mondiale.
La folla si accalca sui/vicino ai treni diretti in Germania. Il mio piccoletto preferito e' li' che, armato solo del proprio dialetto, viene nominato "Capo compagnia degli emigranti" E gia' mi manca la sua voce che mi racconta questa storia. In Germania le condizioni sono completamente diverse da quelle promesse. Francesco non ci sta, non ha mai amato le ingiustizie. Che fossero degli uomini o della vita. E non si è mai fermato davanti ad una battaglia. Dopo aver fatto valere le sue ragioni come solo lui sapeva fare, dopo aver stremato l'interlocutore come solo noi sappiamo fare, il capo del campo gli dice in tedeschese: "PelleCrini FranZesco: tu piccolo uomo, ma grande demonio!" e le condizioni promesse rese valide per tutti.

Miglionico, campagna. Pomeriggio Estivo.
Io e Nando trotterelliamo dietro al nonno, caracollando sui campi della nostra famiglia per andare a raccogliere i frutti maturi. Torniamo tronfi e fieri del nostro bottino e mentre il nonno prepara il forno per la pizza mi regala l'ulivo sul quale ero solita arrampicarmi come una scimmietta. Se amo la terra, se amo la coltivazione, il ciclo della vita, lo devo a lui. Con lui ho piantato pannocchie, meloni, angurie, girasoli, tutte le insalate possibili e immaginabili, cipolle e quant'altro. Per non parlare dei raccolti. perche' c'e' sempre un ritorno quando dai con amore, fosse anche solo un ricordo.

16 maggio 2006
7 figli, 16 nipoti e 2 pronipoti dopo
Abbiamo perso un piccolo grande uomo, un uomo che fino all'ultimo, con maschere dell'ossigeno e mille altre cose attaccate a quel debole e fragile corpicino, parlava di futuro e cercava di alzarsi per andare a fumare. Un uomo semplice che ha saputo costruire tanto. Mi manca, mi manca l'idea di tornare a casa e di trovarlo li' a parlarmi da emigrante ad emigrante. Mi manca perche' gli voglio bene e la vita senza le sue stravaganze sara' piu' triste. per tutti.
postato da: sfigablog alle ore 23:48 | link | commenti (5)
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lunedì, maggio 15, 2006

tic toc tic toc

La strada corre sotto le ruote. O scorre. Non sono da sola, non posso correre di più. E comunque questa dannata macchina sopra i 160 balla tutta.  E poi io voglio arrivare in aeroporto. DEVO arrivarci. in tempo e in buona salute.
Cento e passa chilometri mi separano dall'aeroporto. Cento chilometri in irlanda facilmente diventano troppi. Corri, corri, non pensare. Non ne hai il tempo.

...qualche minuto prima

tic toc tic toc

4:48 la suoneria del cellulare bella, ma assolutamente non discreta, mi trascina violentemente fuori dal sogno. Nel quale ero entrata con un mal di testa completamente folle. la stanchezza accumulata mi ha impedito venerdi' sera di arrivare a Sligo o Donegal town (dovrei avremmo voluto pernottare). E grazie al cielo. La voce e' quella di mia sorella. Che per prima cosa mi dice "stai calma e non ti spaventare. il nonno ha avuto un infarto nei giorni scorsi e non se ne è accorto, poi ne ha avuto un altro oggi. Siamo al pronto soccorso. Mari, prendi il primo aereo e vieni qui. I medici dicono che e' questione di ore. Non c'e' nulla da fare." Le parole mi schiaffeggiano in pieno viso. Precipito nella realtà. Metto giù. Esco dal bagno dove ero andata per non disturbare la mia compagna di viaggio e dico, come in trance "mio nonno sta morendo. devo tornare a  Dublino". Come un automa lento eseguo movimenti stordita dalla notizia. Ho trovato mio nonno sulla mia strada. Sono cresciuta e lui era lì. Presente. Lui che mi ha sempre cantato "O bianco fiore" seguito da "bandiera rossa". Ed io che per anni da bimba ho creduto fossero la stessa canzone.

tic toc tic toc
sono le cinque e siamo in macchina. Con maestria Valentina si è precipitata giù dal letto e mi ha seguita senza fiatare.

maledizione. La strada è vuota, ma ho paura di non farcela. Basta un alito di vento a rovinare tutto. Io poi sono una idiota patentata. Ho lasciato a casa il documento di identità. il mio terrore di perderlo (ho già perso una volta il borsellino con patente e tessera sanitaria...) mi ha fatto lasciare a casa il documento nel terrore di non averlo nel caso mi servisse per tornare a milano d'urgenza. appunto.
Corri, corri, macchinina. Corri percheé il mio cuore è straziato.
Valentina mi fa da supporto silenzioso. Cerco di non piangere di non pensare al peggio. Cerco di non pensare che questa è una clausola, scritta nemmeno in caratteri troppo minuscoli, nel contratto della vita all'estero. Certo, può succedere anche quando sei in vacanza. O quando sono in vacanza le persone che ami. E' innegabile però che scegliere di vivere all'estero significa avere una alta probabilità di non esserci. Non me ne frega niente se gli iper razionali diranno che tanto se non puoi cambiare le cose non cambia niente il fatto che tu veda o meno una persona prima che trapassi. Quando mio fratello era in fin di vita scambiare due parole con lui prima che entrasse in sala operatoria mi ha aiutata.E ringraziando Dio da quella sala mio fratello è uscito e sta bene, ma se fosse successo? Non me ne frega un cazzo della razionalità. io sono di carne e emozioni. Non sono un mucchio di sinapsi che cammina. Sono fatta di gioia e dolore, di respiri e di pause.

Corro. Sveglio persone per farmi dare i numeri di ambasciate ("S. Roberto da Genova"), corro, corro. Cerco di non pensare ad altro che alla strada. Che è lunga davanti a me e potrebbe impedirmi di arrivare in tempo.

tic toc tic toc

guardiamo la piantina, potremmo farcela, menter l'orologio, impietoso, continua la sua corsa.

Il tempo, maledizione. Il tempo. Ho 31 e tranne alcuni lutti (3), seguiti a lunghe malattie, le persone a me più vicine c'erano quando sono nata e ci sono ancora. E lo so di essere fortunata. E' che questo ti illude di esserlo per semrpe. Ancora una volta il tempo.

Maledizione.

Fatemi arrivare, fatemi arrivare in tempo.

Grazie a Valentina e alle sue corse in taxi a recuperare il mio documento, alla sua carta di credito (mentre bastarda la hertz che blocca 700 euro di disponibilità quando noleggi un'auto...). Sono arrivata in tempo. ho visto mio nonno. Ho pianto. L'ho abbracciato e baciato. L'ho assistito nei due giorni in cui sono stata a Milano. Dopo il secondo infarto l'ischemia. i medici sempre più serrati sulla criticità delle condizioni. Io con l'intima speranza che ce la farà.

E' migliorato un pochino: io da subito ho scommesso su di lui. Spero di non perdere.


nota a pie' di post.
Non amo discutere cose troppo personali in uno spazio pubblico. Avevo bisogno di scriverlo.
Ogni scelta che facciamo comporta dei costi. E' solo giusto ricordare che quei costi erano inclusi nel pacchetto. E che fanno parte della scelta di essere coerente con quanto deciso. perché la tentazione di tornare in Italia senza pensarci un momento è sempre lì, che latente e sorniona cerca il momento di debolezza. non mi manca l'Italia. per nulla. mi manca però la mia famiglia. E il mondo, che pure sembrava così piccolo. è comunque troppo grande.
postato da: sfigablog alle ore 23:39 | link | commenti
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venerdì, maggio 12, 2006

altri 25

Le commemorazioni previste per oggi per Francis Hughes non si terranno, perche', in seguito a quanto accaduto a Michael McIlven in Ballymena, lo Sinn Fein preferisce evitare altri disordini e preferisce triburare rispetto a questo nuovo lutto.

I loyalisti non amano le commemorazioni altrui.

Io pero' oggi digiuno lo stesso. Davvero Francis, insieme a Brendan Francis Behan e ad un manipolo di altri rappresenta una delle figure che piu' amo.

E ripeto che sulle mie figure ideali di riferimento ci sarebbe da indagare, ma comunque...

Stasera verso il Donegal, domani le scogliere del nord e Donegal fino a riempirsi il cuore, le orecchie, le narici per arrivare a Letterkenny (che e' dove sto meditando di comprare casa). Domenica rientro verso Dublino passando per Bellaghy.

Ci si risente la prossima settimana. Buon we e...state buoni, se potete.

postato da: sfigablog alle ore 12:33 | link | commenti
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giovedì, maggio 11, 2006

flickr

ho aggiunto le foto di Belfast e della Antrim Coast.
quando avro' tempo e soprattutto la capacita' di ricollegare l'hd esterno al pc, postero' anche altre foto, ma tanto non ha senso mettere tutto e subito.

irlanda

Speriamo che il tempo sia splendido questo we perche' andiamo nel Donegal e ho proprio bisogno di camminare per strade illuminate dal sole caldo, fermarmi magari a bere una birra sotto la mia montagna preferita e ascoltare persone parlare in gaelico. CFapire poco, ma cullarmi in quella melodia, talvolta aspra, talvolta indurita dal mare, ma che amo come poche altre.

E andare poi sulle scogliere, camminare e trovarsi li', sulla cima, con il mare a strapiombo davanti e la collina che scende ripida verso la valle, verdissima di questi tempi, alle spalle. Trovarsi li', un punto anonimo tra il verde e il blu. Accarezzata dall'azzurro del cielo.

viaggi

non sono pronta per il matrimonio di mio cugino. non sono pronta per new york.

poppantume

elisa sta per compiere un anno.
postato da: sfigablog alle ore 11:39 | link | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

per Michael McIlvbe
un caro "grazie" a Riccionascosto per la correzione e formattazione del testo
 
 
Mi spiace,
Questo post sarà tutt’altro che breve e fluido. Saltatelo a piè pari, se volete. A piè pari come quelli del protestante che è saltato sulla faccia di Michael McIlvbe, svenuto per terra dopo essere stato assalito dal protestante di cui sopra e da altri quattro protestanti con mazze da baseball a Ballymena, mentre tornava a casa con la pizza presa al takeaway (dal sito del corriere). Domenica sera ero anche io a Ballymena, a mangiare nel solito pub in cui mi fermo sulla strada del rientro dalle Giant’s causeway. Ero anche io lì, con in pieno metabolismo una strana sensazione. Belfast, nel bene e nel male, mi è entrata nel cuore. E camminando per le strade del centro e andando al cimitero, camminando nelle strade battute dal turismo mi ero illusa che tutta la violenza fosse quasi ormai storia. Sai, è facile pensarlo quando ti fermi a dormire a Belfast in zone miste.
 
E poi prendi un black taxi, ignara di quel povero Michael e quando il taxista intuisce le tue simpatie ti porta nel giro più devastante di Belfast che tu potessi immaginare. Arrivo a Belfast per la terza volta, dopo aver letto un sacco, dopo aver studiato un sacco, dopo aver nutrito e creato nuovi pregiudizi e miti. Arrivo a Belfast con il mio zaino pieno, un bagaglio ingombrante, che però diventa piombo quando mi aggiro per le strade protestanti cercando di capire cosa ne sia di Ardoine road. Mi colpisce come un pugno allo stomaco la sua frase “no, io in quella strada non ci vado e tendenzialmente sono molto pochi ad andarci”. Ardoine Road è la strada protestante che ogni settembre finisce sui telegiornali italiani con le immagini della sfilata di bambine in divisa verde che camminano piangendo e urlando perché bersaglio di lancio di pietre, bottiglie, insulti e ingiurie da parte dei protestanti. Il mio taxista cerca anche di spiegarmi come sono nate le cose. O almeno la versione che lui ritiene essere quella in cui sono andati I fatti. Scopro con dolore che questo è il brutto di Belfast. Qui non puoi credere. Non puoi credere alle persone, non puoi credere a quello che vedi, non puoi credere al Dio che fa parte delle tue origini. E questa cosa l’ho vissuta come una violenza estrema. Io, che nonostante tutti i miei pregiudizi, nonostante tutte le mie passioni che si trasformano anche in violente emozioni, rancori e rabbie sono ingenuamente portata a credere.
 
E così vedo Il muro. La peaceline. Una terza volta, ma questa volta con occhio diverso. Dopo aver visto che solo tre anni fa hanno dovuto erigerne un’estensione perché le case, che pure si erano chiuse dentro gabbie dal lato del muro, venivano offese in continuazione da esplosivi di tutti i tipi. E io ero andata lì per portare fiori sulla tomba di Bobby Sands, perché ho pianto leggendo di come è morto e perché piango pensando agli altri Hunger Strikers.
Visto che questo post é lungo e probabilmente lo leggerano pochissimi, vi dico che per una come me, dal passato in cui disturbi alimentari ce ne sono stati, dalla pericolosa anoressia alla pericolosa bulimia passando per un fragile equilibrio arrivando ad oggi, è terribile leggere di eroi che hanno deciso di smettere di mangiare. E non perché sono stupidi come lo sei stata tu, ma perché credono in qualcosa, credono davvero di poter migliorare il mondo di quelli che amano, ma in fondo di tutti, mettendosi in gioco completamente.
Io sono stata senza mangiare per un mese, una volta.
Adesso, quindici anni dopo, posso dire che ho fatto una fatica enorme a saltare i pasti del 5 maggio in memoria di Bobby Sands. Il corpo ti grida la sua rabbia quando non mangi. Poi subentra una sorta di delirante euforia, di senso di superpotenza. Perché se controlli il tuo corpo ti senti più forte. Poi il fegato ti fa male, poi inizi a sentire dolori alle reni, lo stomaco ad un certo punto nemmeno lo senti più. Poi fai fatica a fare le scale a correre per prendere il tram, ma queste cose i miei dieci ragazzi non le potevano fare. Perché erano prigionieri di un sistema che ha sempre favorito e continua a farlo, la capacità offensiva dei protestanti contro i cattolici. E poi la scintilla genera la follia collettiva e le case in gabbia sotto la peaceline. Ci sono 35 peaceline in Irlanda del Nord. 26 di queste sono a Belfast. E d’improvviso, Sabato (ignara di quello che sarebbe successo) ho smesso di sentirmi sicura per la città. Ho smesso di sentirmi protetta per il semplice fatto di essere una turista che sorride al mondo che le si presenta davanti.
Qui il mondo ha la faccia contorta da un ghigno folle.
E così Domenica, a spasso nella contea di Antrim, sulla via della Giant’s Causeway, ti fermi dove c’è una mostra sugli hunger strikers. Compri la maglia commemorativa del 25mo dello sciopero della fame e chiedi di poter andare nello stanzino attiguo a cambiarti ed indossarla subito. Sei orgogliosa di questo e chiacchieri del gaelico, della storia, e ti regalano dei libri. Perché la passione e la conoscenza vengano alimentate. E non ti chiedono soldi per questi, nonostante siano a pagamento. E ti chiedono di fermarti con loro per il pranzo e il concerto, ma dici che stai andando con amici alla Giant’s e allora i loro visi cambiano, si contraggono e senza sorriso ti chiedono per favore di ricambiarti, non puoi andare verso Bushmill, Portrush con quella maglietta. Correresti dei rischi, sono aree fortemente loyaliste, e senza perdono. Puoi camminare tranquilla qui, vai dove vuoi,ma cambiatela prima di lasciare il paese. Cambiatela, per favore. Il suo tono mi spaventa e le chiedo, sorridendo, ma io sono una turista, si vede lontano un miglio che non sono irlandese, perché dovrebbero farmi del male?   
“Potrebbero farmi del male?”
“Certo che potrebbero fartene e ti prego di non rischiare.”
La dolcezza torna negli occhi della donna, che parla ad una sciocca che crede ancora che queste zone siano sicure per lei, solo perché le ama. E allora continui a vedere la mostra con un peso sul cuore, con un senso di fragilità e debolezza che ti pervade. E piangi davanti alla foto di Francis Huges durante la sua cattura. Piangi perché il tuo eroe è impotente in quella foto. E’ solo un ragazzo. Un bel ragazzo, con i capelli mossi e tanto belli che ti verrebbe la voglia di affondarci le mani dentro, con degli occhi così puri e così pieni di consapevolezza e coraggio che con lui ti sentiresti sicura anche circondata dai lupi. Ma il lupo nero, travestito da governo ingiusto, da una corona che fonda la relazione con questa colonia sulla menzogna e sull’abuso sistematico non lascia spazio al buon senso. Tutto diventa tetro, tutto diventa cupo, tutto diventa inondato di lacrime. Come quelle di rabbia e dolore che adesso solcano il mio viso. Vorrei qui Gerry Adams, vorrei che mi desse delle risposte, vorrei che mi dicesse che questo non andrà avanti a lungo, che di Michael per strada non ce ne saranno più.
E magari me lo direbbe anche, ma il problema è che siamo a Belfast.

E a Belfast non è permesso credere.

postato da: sfigablog alle ore 11:53 | link | commenti
categorie: irlanda, questione irlandese

fiocco nero
a murder once again

Io non ho parole, ho lo stomaco contratto per la rabbia ed il dolore. Per ora ve lo dico con le loro parole.
postato da: sfigablog alle ore 01:46 | link | commenti
categorie:
venerdì, maggio 05, 2006

dalla prossima settimana postero' un post in gaelico. che a voi servira' a poco, ma serve a me, fidatevi :)
postato da: sfigablog alle ore 17:33 | link | commenti
categorie: irish - il post in gaelico

aggiornamento:

a. domani si va a Belfast (ma si sapeva da almeno dieci giorni, ossia da quando ho prenotato da Paul, uno dei miei b&B preferiti).
Calle bianche in mano, rosario della nonna e visita alle tombe degli hunger striker (e questa volta speriamo la digitale ce la faccia, che' l'ultima volta e' stata una vera tragedia...).

b. ho messo a posto i link, sprando di non essere stata la solita incompetente

c. ho aggiunto il link alle mie foto di flickr
postato da: sfigablog alle ore 17:16 | link | commenti
categorie:

Ei fu. 25 anni or sono.

Avevo scritto un post, un post che mi piaceva molto. Splinder se l'e' mangiato. Amen. Non posso riscriverlo.

Però vi chiedo solo questo: per cosa rinuncereste al cibo? Siate onesti e pensate però a quanto brontoli il vostro stomaco quando saltate un pasto.
Cosa vi condurrebbe a compiere e portare avanti uno sciopero della fame con la consapevolezza via via crescente che l'ultimo pasto prima di cominciarlo è stato davvero l'ultimo pasto, ma voi non siete ancora morti?

Ebbene, vi lascio con l'ultimo scritto pubblicato nel suo "un giorno della mia vita", diario della prigionia. io questo libro l'ho letto male e a pezzi. Troppo dolore gronda da quelle pagine e ti pervade diventando rabbia, frustrazione, senso di impotenza. E se le ho provate io leggendo, non oso pensare come le abbiano provate loro.

Bobby Sands, morto dopo 66 giorni di sciopero della fame.

[Oggi è la festa di S. Patrizio e come al solito niente di nuovo.
Sono stato a messa. Con i capelli tagliati stavo molto meglio. non conoscevo il prete che ha detto la messa.
Gli inservienti distribuivano il cibo a tutti quelli che tornavano dalla messa. Hanno provato a darmi un piatto pieno. Me l'hanno messo sotto il naso, ma io ho tirato dritto come se non ci fossero.
Oggi ho ricevuto due giornali e, piacevole novità, c'era l' "Irish News". A ogni modo ricevo tutte le notizie dai ragazzi.

Ho visto uno dei dottori questa mattina, un tipo sbarbato. Mi sfibra. Il mio peso e' di 57.50 kg. Nessuna lamentela.
Il direttore del carcere è venuto da me e mi ha detto aspramente: "Vedo che stai leggendo un libro breve. meglio così. Se fosse lungo non riusciresti a finirlo". Ecco che gente sono. maledetti! Non importa. E' stata una giornata lunga.
Pensavo allo sciopero della fame. La gente dice tante cose, ma non vi fidate. Io penso che ci sia davvero una specie di lotta. Prima il corpo non accetta la mancanza di cibo e soffre per la tentazione del cibo e per altri fattori che lo tormentano in continuazione. Il corpo reagisce, naturalmente, ma alla fine tutto torna alla considerazione primaria, cioè alla mente. La mente è la cosa più importante. Se non hai una mente forte per resistere a tutto non ce la fai. Ti manca ogni spirito combattivo. Ma da dove ha origine questa forza mentale? Forse dal desiderio di libertà, ma non è proprio certo che venga di lì. Se non riescono a distruggere il desiderio di libertà non possono stroncarti. Non mi stroncheranno perché il desiderio di libertà e la libertà del popolo irlandese sono nel mio cuore. Verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna.]

Dia duit, Bobby.
postato da: sfigablog alle ore 11:38 | link | commenti (2)
categorie: questione irlandese
lunedì, maggio 01, 2006

Storie di vita vera

C., mia sorella, mostra a mia nipote le foto dei parenti per insegnarle chi sia chi, nomi e cose varie. Mia nipote, diligente, vocaleggia in ripetizione del nome che le viene associato al volto. Cosi' maaamma, paaapa, noaaa, babbbo (nando, ndm) e, arrivata alle mie foto Elisa scoppia in fragorose risate. Adesso, passi per la mancanza di rispetto, ma devo prenderlo come un complimento o come un'offesa???

postato da: sfigablog alle ore 15:51 | link | commenti (3)
categorie: essere donna oggi, news inutili

Post tristolemico

Non mi piace la globalita' quando tutte le feste diventan nessuna e una compagnia americana come la mia lascia a ciascuno la costruzione dei propri idoli (o delle proprie bank holidays) e quindi mi trovo a stare qui il primo maggio perche' significa lavorare meglio e conservare un giorno di ferie.

Non mi piace la globalita' quando una nuova modalita' violenta che nasce in una societa' che ha problemi seri di violenza giovanile diviene famosa e viene immediatamente presa a modello da giovani di altre societa', di altri contesti (vedere qui).

Certo, poi, un mondo piu' piccolo mi permette di andare a casa una volta al mese, di sentire la voce di mia nipotina (guardatela!!!) per telefono che dice beiii quando mi sente perche' beii vuol dire bello/bella/belli e comunque ha una sua attribuzione positiva.

La globalita' mi fa si' trovare la ricotta italiana nel tesco di fianco a casa mia, ma la sapete una cosa? La ricotta che mangio a casa ha tutto un altro sapore...

Marinella - o del preferire il piccolo contesto provinciale dove l'identita' e' una conquista alla quale non si vuole rinunciare

postato da: sfigablog alle ore 15:51 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni inutili