A Milano, un giorno.
La giornata che inizia con la telefonata del taxista per chiedermi dove fosse casa mia (...) prosegue con la partenza del mio volo con 45min di ritardo.
Come dire che chi ben comincia...
Infatti arrivo in ritardo a Milano, che mi accoglie con una bellissima e fitta nevicata di grassi fiocchi di neve. La nevicata porta ad arrivare in ritardo anche il notaio, quindi sono salva. per un malinteso che non si sarebbe dovuto verificare la gioia della giornata viene parecchio ridotta. Finiamo quella tragedia di atto dopo tre ore invece della semplice ora prevista.
Rogitai. Vado via, certa comunque di aver fatto la scelta giusta.
Passo del tempo, seppure poco, con i miei cari. Vado a farmi coccolare dalla nonna e passo a trovare mio padre, 54 anni il giorno del mio rogito. Pensavo di arrivare a questo momento con una gioia che non avevo. Sara' che so che quella non sara' mai casamia, sara' che sento l'Italia sempre piu' lontana da me.
Riparto verso Dublino. Gia' da Orio ho iniziato a sentirmi meglio. La sensazione era quella di un viaggio verso il proprio posto. il volo e' piacevole, siamo cosi' pochi che l'atmosfera e' quasi intima. Il mio cuore si allarga quando la hostessa annuncia in gaelico che siamo arrivato a Dublino. Prendo l'autobus e mentre cammino per le strade che a quell'ora iniziano ad essere poco trafficate sento ilcuore che trova pace. Sto tornando alla tana, la mia. E sento di poter affrontare le piccole grandi tragedie che negli ultimi giorni si stanno abbattendo sulle mie spalle (sono senza coinquilini, un altro mese di affitto da pagare da sola).
Confessioni di una mente pericolosa (il pranzo e' stato schifoso, speriamo nella serata alcoolica)
"Sul serio l'hai fatto?" E i suoi occhi blu si contraggono mentre le palpebre si allargano stupite.
"Certo, lo sai che se decido una cosa e dipende solo da me, in genere la faccio" e mentre lo dico sposto lo sguardo sulla tenda rossa dietro di noi, non voglio piangere, non ora.
"Si', lo so. Cio' non toglie che non pensavo saresti riuscita a farlo. E' una cosa cosi' importante per te" e nel dirlo mi tocca affettuosamente il ginocchio,e' una delle persone migliori che dio abbia messo sulla mia strada.
"E' quello il punto, stava per diventare una tentazione troppo forte. Averlo li' significava poterlo usare. E' una guerra civile interiore che non ho voglia di sostenere. Voglio ritornare a vivere. Lo devo a me stessa. Certo, ho uno squarcio nel cuore, ma ogni squarcio, prima o poi trova la giusta cicatrice." Mento a lei e a me stessa. Non basterebbe un chirurgo, a ricucire lo strappo, ma non voglio passare per l'italiana melodrammatica.
"Lo so, ma ci avevo sperato anche io. So cosa voglia dire per te. So quanto profondamente fosse importante per te. Soffro un po' al pensiero." gia', il suo sguardo, per un attimo si allontana. E corre. Ai campi del nord, al vento, alla casa della quale avevamo parlato e nella quale li avrei ospitati. O certo, la casa ci sara' ugualmente, ma non sara' la casapiu' repubblicana d'irlanda, forse.
"Ne verremo fuori. La cosa della quale non mi sono ancora liberata, ma che della quale ancora non ho deciso che fare, e' la reliquia. Quella piantina dell'Irlanda, disegnata per me, con i posti buoni e quelli cattivi, con il disegno del mio Donegal. Non so, per ora la tengo, ma lontana, cosi' non la posso vedere. Sai cosa mi fa arrabbiare? Il sapere con certezza che e' la perfetta meta' del mio mondo. Uno dei pochi uomini per il quale abbia provata stima e ammirazione cosi' genuine." Guardo di nuovo la tenda, non me ne vogliano gli uomini, ma non e' un complesso di edipo mal superato se ho dimostrato di avere una tempra migliore di molti di quelli che ho avuto modo di incontrare sulla via. Tranne lui, lui che ha gli occhi blu e verdi piu' belli che abbia mai visto, lui che ha quel viso cosi' bello e simile a quello dello zio che ho adorato ben prima di conoscerne l'erede. Lui che davvero e' uno dei pochi che abbia spalancato le porte della storia e della tradizione incontaminate davanti ai miei occhi. Lui, per il quale non riesco a trattener le lacrime nel sentire alcune canzoni. Mioddio, per lui avrei dato lavita. E cosa ne faccio, ora?
Shortbread - O del non poter usare la propria e-mail.
Shortbread significa di burro e di zucchero. insomma, qualcosa che posso solo sognare di mangiare, almeno fino a Natale.
Maandando veloci, velocissimi userei questo posto per dire:
A RICCIONASCOSTO
La scadenza e' oggi. Entro questa sera mando tutto. Tutto tutto.
A LOZIODAMERICA
Ho capito. Dico sul serio. E' finito che un giorno ho aperto gli occhi, e i sensi, ed ho capito. Forse non capirai, ma cerco di spiegarti. Il mio problema e' sempre stato il coinvolgimento. Dove non c'e' coinvolgimento ci puo' essere anche solo piacevole divertimento. Ribadisco pero' che questo funzioni quando il patto e' implicito. E capisco anche perche' a volte qualcuno abbia sentito la necessita' di rimarcare.
A ME
Grazie.
"Ascolta il tuo cuore. Esso conosce tutte le cose" P. Coelho
C'e' che oggi ho visto due arcobaleni, c'e' che e' una giornata di vento forte di quelle che amo io, c'e' che il mare era uno spettacolo, c'e' che anche con il cuore rotto gioco con la me stessa ritrovata e finisco cosi' per farmi broccolare alla grande da un giovane irlandese, che parla gaelico e viene dalla Dingle Peninsula.
C'e' che a volte trovo ed ho trovato difficile mantenermi sui binari che questa volta ho scelto di percorrere, ma c'e' soprattutto che sono felice e sto bene. Come poche altre volte in vita mia. C'e' che da sola mi sento in buona compagnia, ma sorrido anche in mezzo agli altri, non tutti, certo, ma c'e' che amo vivere questa vita.
E l'immagine di me, di lungo vestita, nel mezzo di un campo avvolto dal vento dell'ovest mi accarezza l'anima e mi sembra di poterla cogliere con la mano, ma sono decisa a mangiare questo frutto maturo. E sono qui che semino, con la pace nel cuore.
Passacalli della vita
Sei sciocco e t'inganni
Se pensi che gl'anni
Non debban finier
Bisogna morire
E un sogno la vita
Che par si gradita
E breve il gioire
Bisogna morire
Non val medicina
Non giova la china
Non si puo guarire
Bisogna morire
Si more cantando
Si more sonando
La cetra o sampogna
Morire bisogna
Si more danzando
Bevendo, mangiando
Con quella carogna
Morire bisogna
I giovan, i putti
E gl'homini tutti
S'ha'a finire
Bisogna morire
I sani, gl'infermi
I bravi, ''inerni
Tutt'han'a finire
Bisogna morire.
Se tu non vi pensi
Hai persi li sensi
Sei mort', e puoi dire
Bisogna morire.
Degli sport gaelici, di libri, di indici e di come dormii con un martello sotto il cuscino
ps le parti in corsivo sono ad uso di Abissi, sapete, siamo a ben piu' di cinque righe ;)
Ho scritto poco, ammettiamolo, ma adesso vi dico perche'.
Dopo le prime due frenetiche settimane di lavoro sono venuti dall'italia i miei brambillucci carissimi. Lui, Andrea, e' una vecchia conoscenza per molti, ed e' venuto con la sua fidanzata/convivente e Manuel, il suo folle e simpaticissimo fratello.
Ebbene, loro sono arrivati venerdi' sera. Grazie a non so quale miracolo non solo hanno trovato una casa in very ottime condizioni, ma ci hanno trovato addirittura TV e DVD (che sino a quello stesso venerdi' non ero riuscita a trovare).
Venerdi' sera abbiamo cenato in casa e poi siamo andati a trincare la prima guinness in un pub in centro. Eccezionale, soprattutto perche' nel pub abbiamo assistito ad una scena divertentissima. Ci sediamo ad un tavolino che era appena stato abbandonato dalle occupanti, quando una di loro rientra, cercando la birra e urlando contro le tre amiche rimaste all'altra estremita' in cerca della sua birra (notare che due stavano consolando la terza che piangeva, ma questa urlava indifferende reclamando il suo bicchiere e picchiando il pugno sul tavolo). Ad un certo punto si volta verso Andrea, lo guarda fisso negli occhi e gli urla in pieno viso "QUI SI STA PARLANDO DELLA MIA BIRRA...E POTRESTI ESSERE STATO TU!!!". Mioddio quanto siamo scoppiati a ridere.Per fortuna era cosi' persa che se ne e' andata senza offendersi mentre io rotolavo dal ridere.
Ho deciso di prendere la vita easy e sto cercando con tutte lemie forze di farlo. Fino ad oggi (chiedete ad Abissi, se non credete a me) mi sono presa sempre il carico di tutta l'organizzazione delle uscite con tutti i miei amici, che fossero cinema o cena o qualunque altra cosa. Poi ho capito che per me non era un piacere, ma una fonte di stress.Cosi' ho deciso di prendere una parte del fardello, ma mai piu' tutto. In fondo siamo tutti grandi e metto in conto qualche disagio. Finisce cosi' che la cosa che avevo demandato ai miei amici, cioe' la macchina, non e' stata pianificata, ma chissene. Tutto bene quel che finisce bene. Con un furgone che mi metteva paura per le dimensioni, ci avviamo sotto una pioggia torrenziale verso il mio adorato ovest. E' la sesta o settima volta che passo di li', quindi andare da Rosemary per me e' come andare a casa.
A me e i 3 brambilla's si sono uniti Nuria, Antonella e un suo amico di Milano.
La vacanza e' andata, con un po' di tensione, qualche momento di sano umorismo e qualche delusione, ma come sempre dovrei ricordare che i luoghi cambiano e che l'Irlanda che amo io forse tra qualche anno restera' solo negli occhi di Brian e nelle terre dalle quali proviene.
A completare il tutto c'e' che sono stata cazziata perche' non conosco le differenze tra gli sport gaelici. Allora, giusto per precisare a chi dovesse passare da qui. Sono italiana in una famiglia di calciopatiti e...non so cosa sia il fuorigioco! A me di questi sport frega zero, ed ho gia' detto in altri lidi che ritengo che i vari campionati e i vati sport per gli irlandesi siano stati una rovina, sono la droga sociale con la quale hanno sedato i loro animi in rivolta. Piu' di questo non so e non mi interessa sapere, per il momento. Poi, mi chiedo, cosa significa? Io mica mi vendo come COLEICHESATUTTODITUTTOEDIPIU'SULL'IRLANDA. Io so semplicemente delle cose perche' ho una passione. Questa passione mi ha condotta qui e sono una persona felice. Con i millecasini che ho, ma con i diecimilameno di tanti altri poveri cristi. E di questo non ringraziero' mai abbastanza il padreterno.
Fine della polemica.
Comunque, il we e' passato. Gli amici sono stati bene (ed io con loro) e sono tornata alla mia quotidianita'.
Tornando a casa martedi ho incontrato un giovanotto che chiedeva la strada perche' stava andando a cercare un posto in cui stare e io...beh, in modo assolutamente incosciente, gli ho offerto una delle due camere libere...Cosi' e' finito che da martedi' sera ho un coinquilino francese, un pivello di 22 anni che pero' ogni giorno mostra qualcosa di nuovo e interessante. Per essere un 22enne sta riuscendo a superare la mia diffidenza, la mia misantropia, la mia territorialita' domestica. Direi quasi che tutto sommato sembra uno da stimare. Che mi sembra piu' di quanto mediamente la gente mi comunichi. Anche perche' ha rispetto assoluto di quel che gli dico io ;)
Solo che martedi' sera, mentre andavo a nanna, mi e' venuto il dubbio di essere stata troppo precipitosa nel mettere uno sconosciuto a dormire in casa mia, di essermi comportata, per chiamare le cose con il proprio nome, da vera e propria imbecille. Cosi', con la musica di psycho nelle orecchie, ho fatto un giro nella living room, in cucina, e nei bagni, togliendo qualunque cosa potesse servire al mio ipotetico omicidio (ok, ero stanca) e, non contenta, ho messo una bottiglia di vetro appoggiata alla porta, in modo che cadesse nel caso qualcuno da fuori cercasse di aprire la porta. Per finire, istruita dai peggiori film dell'orrore, ho messo sotto il cuscino accanto al mio (ho un letto double) il martello con la doppia punta e il cellulare pronto sul 911. Adesso, dopo due giorni posso dirvi che Thi e' un bravo ragazzo, cosi' come mi era sembrato, ma sono stata una vera idiota.
Cmq di lui vi parlero' ancora.
Ieri invece ho messo l'annuncio sul sito web per la ricerca di un'altra coinquilina. Se la ragazza che e' venuta ieri accetta...beh, casa mia assomiglia sempre di piu' ad un nucleo familiare!
E per finire spieghiamo la storia dell'indice. E' successo. per la prima volta da giugno ad oggi, Brian non ha risposto ad un mio messaggio. Voi direte "che sara' mai?" Da razionale vi rispondero' che e' la mia salvezza, ma da persona che e' finita volontariamente impantanata nelle sabbie mobili, posso dire che sara' doloroso venirne fuori. Gia', perche' quello splendido sorriso non solo mi piace parecchio, ma ha il potere di inebetirmi. Gia' trovo imbarazzante che a 30 anni un 26 enne ti guardi e ti legga dentro con la stessa agilita' di uno che consulta un indice. Davanti a lui mi sento tutta titoli e titoletti! Mettiamoci poi che, abissi non me ne voglia male, e' l'unico che abbia il potere di ridurre la mia mente a fantasticare su case sull'oceano, campi di patate e una sfilza di marmocchi dai capelli rossi. Santocielo come mi riduce! Ma proprio perche' questa sensazione e' del tutto nuova ed inebriante per me, eccomi a flirtare in modo decisamente vergognoso, con una marea di ragazzi, tra i quali un mio collega molto molto irish che sembra interessante, anche se maledettamente timido.
E' finita cosi' che oggi, dopo due settimane di guardatuchetiguardoio, come all'asilo, mi ha finalmente salutata mentre mi incrociava sulle scale. Mioddio, ma perche' vivo adesso tutte le idiozie che a 15 mi disgustavano?? Salvatemi voi perche' sono veramente in uno stato mentale dangerous ;))